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10 aprile 2008

Aborto terapeutico, quando la struttura lo rende drammatico

Aborto terapeutico, denunciato il primario del San Giovanni di Roma

Un aborto terapeutico è un trauma drammatico, ma, incredibilmente, la struttura può' renderlo ancora più drammatico.

Si può' leggere da questo link, la storia di Margherita Brunetti, che ha scelto di denunciare il primario dell'Ospedale San Giovanni di Roma e di condividere la sua storia con le altre donne.

Spesso le donne che affrontano le procedure di interruzione della gravidanza ricevono dei soprusi, e il più delle volte non reagiscono, non denunciano.

Il senso di colpa, la sofferenza per quel figlio malato, il senso di fallimento le rendono vittime naturali di operatori che le considerano utenti di serie b e in quanto tali non meritevoli del minimo rispetto.

Pubblichiamo la storia di Margherita perché leggendola, venga a tutte noi la forza di alzare la testa quando non veniamo rispettate. Non si tratta di incitare alla denuncia degli operatori sanitari, che invece spesso lavorano con abnegazione e coraggio al fianco delle donne.

Si tratta di far si' che tutti ricordino, quando parlano o curano o visitano una donna, che non sono soli con lei, ma che altre donne li guardano, li giudicano, e potranno chiamarli a rendere conto del loro modo di fare...

Sono troppo dura ? Leggete la storia e giudicate voi....

Elisabetta Canitano

Presidente Vita di Donna Onlus

23 febbraio 2008

Lettera aperta di Olga, una ragazza disabile: “La nostra vita, mio caro Ferrara, è amara”

(Roma) ”Io vorrei scrivere a Ferrara, ma siccome non so come raggiungerlo e non credo che lui abbia tempo per aprire la mia mail, scrivo a voi sperando che dalle vostre pagine video il messaggio arrivi prima, forte e chiaro”.

Con queste parole si apre la lettera aperta, pubblicata sulla home page del sito “Affari italiani”, di Olga Andreoli, una ragazza diversamente abile, che sente – assieme a suo padre – di voler dire la sua sull’aborto, sulla disabilità e sulla qualità della vita di chi, come lei, si trova a vivere un’esistenza minata. In riferimento al caso di Napoli, a Silvana, scrive:

"Il nascituro era affetto dalla sindrome Klinefelter che ha un quadro clinico complesso ma certamente non tragico come molte malattie genetiche; comunque spesso associata a disturbi caratteriali con livello intellettivo di regola inferiore al normale. Io sono un'esperta in materia un po' perché, come dice mio padre e tutti quelli che mi conoscono, caratterialmente sono tanto rompicoglioni ma soprattutto perché, a causa di un parto andato male, ho avuto una paralisi cerebrale che risulta in un livello intellettivo al di sotto delle mie aspettative.

Non che io sia proprio ‘tonta’ ma insomma non riesco a gestire contemporaneamente molte variabili quando devo articolare un discorso o un ragionamento. Sono una persona semplice che capisce l'essenziale. Da esperta posso assicurare a Ferrara che persone con handicap, al di là dell'esistenza di strutture assistenziali, sono sole, sono umanamente sole, non hanno con chi compartire la propria esistenza malandata”.

E proprio in risposta a Ferrara, alla sua convinzione che una donna abortisce solo perché non incontra sulla sua strada “procedure, strutture e persone in grado di spiegarle bene che non è sola, che la comunità si associa a lei per ascoltarla, aiutarla a superare il suo rifiuto di maternità con argomenti solidali di tipo scientifico, assistenziale e psicologico”, in risposta a tutte le certezze cieche, e proprio perché tali sciocche, di chi parla senza conoscere realmente e a fondo il problema, Olga sente di dover parlare. Di dover raccontare.

“Noi, handicappati italiani, siamo fortunati perché gli italiani sono brava gente e in molti batte un cuore caldo: siamo il paese più solidale al mondo e sono milioni le persone che fanno volontariato partendo dalle più varie motivazioni”, eppure - spiega - neanche il migliore tra i volontari “riuscirà mai a raggiungere con noi la prossimità dell'amore che quello vero è senza motivo.
La nostra vita, per farla breve Ferrara mio caro, è amara. E soli sono i nostri genitori ed amara è la loro vita: il rifiuto della maternità di quella signora è più che comprensibile”.

Questa lettera non può lasciare indifferenti, ed è tanto più nitida e incontrovertibile, quanto più è lontana dal vuoto parlare che si è fatto in questi giorni sul tema dell’aborto. Di questo avviso anche Angelo Fasani, presidente di Anffas Milano (Associazione Famiglie di Disabili Intellettivi e Relazionali), secondo il quale, però, gioca un ruolo fondamentale l’intero sistema mediatico, che deve recuperare la sua funzione informativa, anziché alimentare sterilmente la polemica.
Anche il concetto di normalità incontra una certa resistenza nella riflessione di Fasano, preoccupato di cadere nella cattiva equazione normalità = perfezione. “Per normalità - spiega - non s'intende lo stereotipo della persona perfetta, ma la normalità di chi può vivere bene una vita sia pure in presenza di certi limiti”, limiti con i quali solo a volte è dato convivere con umana dignità.

La libertà di scelta, dunque, è un valore inalienabile da difendere in modo assoluto, ma libertà significa anche essere in condizione di decidere con consapevolezza, e alla luce di una reale ed onesta informazione. Nell'inseguire un dibattito superficiale, invece, i media non sanno più fornire indicazioni “che consentano di affrontare le situazioni, di decidere con cognizione di causa". Maggiore informazione, dunque, chiede Fasano.
E maggiore responsabilità nell’affrontare temi sensibili del vivere civile, che ci riguardano tutti, e che meritano il meglio della nostra attenzione. Parlare senza cognizione, senza mettere se stessi in discussione, senza incontrare “l’altro”, è sempre, comunque, sterile. Perciò, dice Olga, Giuliano Ferrara “non può veramente aprir bocca sulla scelta della signora di abortire, perché non sa di cosa sta parlando”.

E provoca: Se volesse imparare per poter parlare con cognizione di causa, potrebbe prendermi in affido temporaneo, farmi vivere con lui, insegnarmi il mestiere di giornalista (a me piace molto scrivere), darmi da mangiare; insomma avermi sul gobbo per un paio d'anni almeno. Alla fine credo che diventerà così competente che senza dubbio potrà riuscire un ottimo ministro della sanità, un carismatico ed intelligente membro della comunità che si associa alle persone che vivono nel dolore e parla anche in loro nome. Per il momento però stia zitto”.
Maria Cristina Giovannini
Delt@

13 dicembre 2007

Nascita e abbandono in ospedale

E quando non c'è posto per il bambino ?
A volte non c'è posto, per un figlio, per un figlio che sta per nascere.
Non hai interrotto la gravidanza perché non volevi, perché non hai fatto in tempo, perché' lui aveva detto che ci sarebbe stato, per mille motivi. E ora questo figlio viene al mondo ma tu non puoi accoglierlo.

C'è' stato spazio dentro il tuo corpo ma ora non ce n'e' nella tua vita.
Devi, vuoi trovare il coraggio di spingerlo nel mondo come accadde a Mose', sul suo barchino, sperando che qualcuno ne abbia cura.
Hai bisogno che ti aiutino, hai bisogno di restare anonima, non puo' essere che il cassonetto sia l'unica via d'uscita.

Il Comune di Roma ed il Tribunale per i Minorenni hanno elaborato un protocollo d'intesa per la nascita e l'abbandono in ospedale, per proteggere madre e figlio in un momento cosi' difficile.

Una separazione che a noi sembra contro natura (e in parte lo è) ma alla quale la parola e la solidarietà possono dare un senso, perché sia l'inizio di una nuova vita per tutti e due, di una vita migliore, anche se divisa.

Prepariamoci ad accoglierle, queste coppie madre bambino spesso sole al mondo, piene di sensi di colpa.
E la preparazione tecnica, cosa, come, quando, può' essere una guida per gli operatori che spessissimo pieni di buona volontà' non sanno che fare

Allora che tutti sappiano cosa fare, che ci sia spazio nelle nostre strutture, tanto più' grande, quanto meno ne hanno loro.....

Elisabetta Canitano
Presidente Vita di Donna Onlus

22 novembre 2007

Le ostetriche e l'Ordine dei Medici di Roma

di Gabriella Pacini


La Ministra Livia Turco, attraverso un decreto legislativo che recepisce la Direttiva Europea n. 36 del 2005, riconosce alle Ostetriche la facoltà di prescrivere esami diagnostici.

Il profilo professionale delle Ostetriche definisce l’Ostetrica come “l’operatore sanitario che assiste e consiglia la donna durante la gravidanza il parto e il puerperio…. l’ostetrica può pertanto impiegare tutti mezzi clinici, laboratoristi e strumentali”

Questo decreto finalmente rende possibile alle Ostetriche Italiane di lavorare come già fanno le loro colleghe in tutta Europa.

Ciò ha contrariato non poco l’Ordine dei Medici Romani che ha immediatamente indetto un Consiglio Straordinario dell’Ordine. Il presidente, il Dott. Mario Falconi ha definito il provvedimento “un’insensatezza dal punto di vista sanitario che svilisce la categoria dei Medici, un’intrusione inappropriata che abbassa il livello di tutela delle donne in gravidanza”.

Evidentemente l’Ordine dei Medici non vuole accogliere le Ostetriche come valide collaboratrici nel monitoraggio della gravidanza, e aggiunge :”con questo provvedimento si torna indietro…..”.

Dove? Al medioevo? Inizia una nuova caccia alle streghe?

Forse il Dott. Falconi dimentica che l’O.M.S. ha da tempo riconosciuto che, dove la professione ostetrica trova maggiore spazio e collaborazione con le altre figure professionali, il livello di umanizzazione, sicurezza e salute per le donne aumenta.

Parallelamente diminuisce il tasso di tagli cesarei, infatti: “il rischio per la donna di subire un taglio cesareo si dimezza se l’assistenza della gravidanza è fornita da un’ostetrica piuttosto che da un ginecologo”.

Ci auguriamo in futuro un atteggiamento di maggior collaborazione per poter finalmente offrire un percorso meno medicalizzato ad eccellenti livelli assistenziali.

17 settembre 2007

Ad Ostia una Casa per la salute della donna e del bambino

Progetto Casa della salute della Donna e del Bambino:

L’Azienda USL Roma D incontra le cittadine di Ostia per continuare un percorso di informazione riguardante la Casa della Salute della Donna e del Bambino.
Verranno illustrati i passi compiuti per ottenere le necessarie autorizzazioni: Le cose fatte e quelle in via di attuazione. Verrà inoltre illustrata la riorganizzazione dell’assistenza ostetrico-ginecologica, parte integrante del progetto riorganizzativo sulla salute della donna.

PROGRAMMA
  1. Percorso organizzativo: Stato dell’arte
  2. Percorso territorio - ospedale: Dalla visita al ricovero. Il punto di vista dell’ospedale
  3. Percorso territorio - ospedale: Dalla visita al ricovero. Il punto di vista del territorio
  4. Percorso nascita
Incontro con le donne di Ostia, 4 ottobre 2007 ore 16.30, presso la Biblioteca “ Elsa Morante”, Via Adolfo Cozza 7, Ostia

per informazioni:
claudia.fellus@aslromad.it

Il progetto convoglia in questa struttura le esigenze funzionali legate al sostegno per la donna ed il bambino. Tra i servizi offerti:

Area DONNA
  • Ambulatori Ostetricia e Ginecologia
  • Ambulatorio ecografico
  • Prevenzione, diagnosi e cura della patologia mammaria
  • Diagnosi prenatale
  • Centro di Fisiopatologia della Riproduzione
  • Consultorio familiare
  • Sportello antiviolenza
  • Assistenza legale
Area BAMBINO
  • TSM e REE
  • Ludoteca
  • Ambulatori pediatrici
  • Centro diagnosi e cura dell'Autismo
  • Continuità Assistenziale
Sarà realizzata, dall'Azienda USL Roma D, con un finanziamento regionale finalizzato alla ristrutturazione dell'edificio sul lungomare che ospitava il primo ospedale di Ostia Sant'Agostino risalente ai primi anni del '900.
Tale intervento fa parte del piano di riordino e riqualificazione dei servizi e dell'offerta sanitaria sul Territorio. L'intervento interessa complessivamente circa mq 3.500.

Azienda USL Roma D
Direttore Generale: Dott.ssa Giuseppina Gabriele
Direttore Sanitario: Dott. Maurizio Rango
Direttore Amministrativo: Antonio Scuteri
Via Casal Bernocchi, 73 - 00125 Roma

11 giugno 2007

Maria Cervi è morta questa notte

L'Istituto Alcide Cervi, insieme alla famiglia e alle istituzioni locali, comunicano che presso il Museo Cervi di Gattatico, via F.lli Cervi 9 (RE), verrà allestita nella giornata di domani martedì 12 giugno la camera ardente nella Sala Genoeffa Cocconi.

Le esequie in forma pubblica si terranno nel pomeriggio di mercoledì 13 giugno, a partire dalle ore 15,00 alla presenza del sindaco di Roma Walter Veltroni, amico personale di Maria Cervi e dell'Istituto da lunghissimo tempo. La commemorazione avrà inizio presso il Museo Cervi, e successivamente il corteo funebre si trasferirà a Campegine, per l'omaggio del sindaco e della cittadinanza davanti al monumento dedicato ai sette fratelli

03 maggio 2007

Chiedo aiuto...

A cura della Redazione di Vitadidonna.it

Pubblichiamo questo appello con l'auspicio che qualcuno dei lettori possa essere di aiuto.

Rovinata per la vita da un “medico” finto specialista, ma vero affarista. Iniezioni antirughe mi hanno causato una malattia immunitaria.

Spinta da un‘amica che me ne garantiva l’assoluta bravura, competenza e l’assenza di ogni rischio, sono andata da un medico che mi ha fatto delle iniezioni per riempire alcune piccole rughe nel viso. Dallo stesso ho ricevuto assicurazioni dell’assoluta assenza di ogni rischio e del fatto che lui in 20 anni di attività non aveva MAI avuto problemi… e si potevano fare subito le iniezioni, come ha fatto e io ho pagato …

Dopo alcuni mesi ho cominciato da avere cisti e gonfiori e secondo lui era normale e dai a pungermi di nuovo per togliere le cisti, a suon di centinaia di euro… ovviamente… Ma dopo un lungo calvario e il consulto con veri specialisti il risultato è questo: “granulomatosi da corpo estraneo” .
La sostanza è permanente, mi ha causato una malattia immunitaria, non si puo asportare chirurgicamente perchè, oltre le cicatrici, si rischia la paralisi al viso, unica cura possibile cortisone a vita. Cisti interne e esterne, capillari che si rompono, tumefazioni tali da rendermi irriconoscibile e tutti i danni collaterali del cortisone . È un medico generico che si spaccia per specialista… ha peggiorato la situazione da lui causata con ulteriori danni e indicazioni peggiorative.

Dice che la sostanza è artecoll, ma invece sembra sia silicone (che costa pochissimo cosi lui guadagna tantissimo…) Negli atri paesi europei per fare certi trattamenti è necessario essere un chirurgo plastico, invece adesso in Italia, sembra che anche le estetiste siano autorizzate.

Vista la richiesta e il guadagno… grandi concessioni… A mi ha in cura, ho chiesto se tramite il web può consultarsi con altri colleghi per verificare alternative di cura, altri casi simili. Ha eluso la risposta… allungandomi la ricevuta da pagare…. Quel “medicastro” ha gia rovinato altre donne, ma ora le sofferenze, le spese, la difesa, la ricerca gravano tutte su di me. Chiedo a tutti un aiuto e suggerimenti per cure alternative e di successo in casi analoghi, indirizzi, associazioni a tutela della salute delle donne, per come e a chi segnalare il caso, eventuali consigli anche legali. Grazie

22 marzo 2007

Diabete gestazionale: pesticidi aumentano il rischio

a cura della Redazione di Vitadidonna.it

L'esposizione a pesticidi agricoli nel primo trimestre di gravidanza incrementa il rischio di sviluppare diabete gestazionale. Studi precedenti avevano già esaminato la correlazione fra pesticidi e diabete, ma nessuno di essi si era focalizzato sul diabete gestazionale. Benchè molto sia noto sui più comuni fattori di rischio di diabete gestazionale, la nostra comprensione del ruolo dell'esposizione a contaminanti ambientali nello sviluppo di questa complicazione della gravidanza è ancora molto limitata. La comprensione dei potenziali effetti dei contaminanti ambientali sulla tolleranza al glucosio in gravidanza potrebbe avere un'importanza sostanziale a livello di salute pubblica che va al di là degli effetti diretti sul diabete gestazionale. (Diabetes Care 2007; 30: 529-34)

Link attinenti:
Le diete: miti e realtà
Dieta e controllo del peso: cosa ci fa sentire pieni?

21 marzo 2007

Sindrome al femminile - Ginecologia

a cura della Redazione di Vitadidonna.it

Nonostante la sindrome pre-mestruale sia stata riconosciuta clinicamente gli studi epidemiologici in proposito sono piccoli e i numeri non sono precisi. Si calcola che a soffrirne in Italia sia il 10-15% delle donne, lo sostiene Emilio Arisi, direttore dell'Unità operativa di Ostetricia e ginecologia dell'ospedale regionale Santa Chiara di Trento e consigliere nazionale della Sigo (Società italiana di ginecologia e ostetricia).

"I disturbi iniziano la settimana prima della comparsa delle mestruazioni - prosegue lo specialista - E la sindrome pre-mestruale non fa discriminazioni d'età, colpisce dai 17-18 anni fino alla menopausa, né di stili di vita. Anche se - precisa Arisi - le donne orientali ne soffrono meno". Il motivo potrebbe essere anche ambientale, secondo un'ipotesi del medico: "Sicuramente il disturbo non risparmiava nemmeno le nostre nonne - spiega - ma la moderna cultura occidentale, che vuole le donne attive e efficienti sempre e a tutti i costi, probabilmente rende le donne del nostro tempo più insofferenti" al dolore e all'indolenzimento che precede le mestruazioni. Superare il disagio si può, assicura Arisi. "Magari aiutando l'organismo con piccole integrazioni di magnesio o con farmaci specifici. Anche la pillola anticoncezionale promette benefici in questo senso", ma per il ginecologo conta molto una certa dose di "adattamento psico-socio-esistenziale. Non è difficile: la donna, così come l'uomo, è un animale intelligente", conclude.

15 marzo 2007

Esperti, dopo legge 40 fino al 10 per cento di gravidanze in meno

a cura della Redazione di Vitadidonna.it
Arriva a punte superiori al 10 per cento il calo degli interventi di fecondazione assistita eseguiti con successo (cioè tradottisi in una gravidanza e nella nascita di un bimbo) in Italia dopo l'entrata in vigore della legge 40 (10 marzo 2004). Il dato emerge da un bilancio a tre anni sulle attività dei principali centri italiani di Pma, che complessivamente 'coprono' il 20 per cento degli interventi di II e III livello realizzati in tutta la penisola.

E a evidenziarlo ai giornalisti - sabato a Milano durante il Convegno 'Riproduzione assistita: obiettivo per la vita', promosso dalla Fondazione Cure Onlus e in corso al Palazzo delle Stelline - è stato Enrico Ferrazzi, presidente della Fondazione Cure nata al polo ospedaliero Sacco dell'università degli Studi del capoluogo lombardo. Il congresso si affianca a una mostra fotografica sul 'pianeta provetta', allestita fino al 23 marzo nella Galleria del Centre culturel francais de Milan interno alle Stelline. L' "effetto legge 40" è stato confermato anche da Filippo Ubaldi, del board scientifico della principale società di medicina riproduttiva del mondo, l'European Society of Human Reproduction and Embryology (Eshre).

"Su un totale di circa 20 mila cicli di fecondazione in vitro - sottolinea l'esperto - il calo delle gravidanze registrate in Italia nel 2004 rispetto agli anni precedenti è pari al 3 per cento, e il numero di aborti è aumentato del 5-6 per cento. Ma il dato generale del 3 per cento 'maschera' percentuali di riduzione ben più alte, relative a determinate categorie di pazienti", puntualizza.

Link attinenti:
Guida alla gravidanza

11 marzo 2007

Non si nasce donna, si diventa?

Paola Muti, direttore Istituto Nazionale Tumori Regina Elena IRCCS, docente alla School of Public Health della Harvard University.

Pubblicato su Va' Pensiero n° 294

La sua nomina a direttore scientifico dell’Istituto dei tumori del Regina Elena ha subito diversi attacchi. Pensa che essere donna le abbia reso la vita professionale più difficile?

Sicuramente la nomina a direttore del Regina Elena è stata una prova importante nella mia vita, ma non posso dire con certezza se e quanto gli ostacoli incontrati siano dipesi da una discriminazione di genere. Come sempre, quando nella vita si è sottoposti a ingiustizie si ha la sensazione che queste ingiustizie debbano avere una loro origine...

E la sua sensazione quale è stata?

Che alla base delle difficoltà incontrate ci fosse una sorta di “discriminazione” per il mio essere donna. Ma sicuramente quello che ho provato è il non sentirmi compresa, il non avvertire un clima di solidarietà quando i capi della mia attività di ricerca erano degli uomini. Questa esperienza, a livello soggettivo, ha sicuramente rafforzato la mia convinzione che essere una donna mi facesse provare durezze più intense rispetto all'essere un uomo.

Essere donna le è stato d'aiuto?

Certamente. Mi è stata di aiuto quella flessibilità mentale che riconosco tipicamente nelle donne quando devono affrontare degli ostacoli: le donne sono più portate ad escogitare soluzioni alternative, a differenza degli uomini che, invece, mi sembrano più rigidi nei loro schematismi. Proprio l'altro giorno una mia collega diceva “È incredibile come lavora la mente degli uomini: sono sempre concentrati a fare una sola cosa, mentre per noi donne non è così; quando sono al lavoro riesco a guardare il computer, rispondere al telefono e allo stesso tempo chiudere un cassetto con il piede”. Un'altra prerogativa femminile che mi è stata di supporto è relegata alla sfera affettiva e dei sentimenti: l'intensità di essere una mamma, di condividere emozioni con le altre persone mi ha sempre aiutato a gioire, anche quando le cose belle non succedevano a me ma agli altri, e a ridimensionare i problemi quando qualcosa di negativo intralciava la mia strada.

Lei ha fatto una brillante carriera nella ricerca all'estero e in Italia. È difficile conciliare la maternità e la famiglia con il lavoro?

Non è di certo semplice. Quello che manca purtroppo è una cultura di supporto per la donna, soprattutto per la donna giovane, indipendentemente, che voglia o meno avere dei figli, ma che dovrebbe essere messa, comunque, nella condizione di scegliere liberamente di diventare madre, senza essere penalizzata nella carriera professionale. Personalmente ho vissuto due maternità: una in Italia e una negli Stati Uniti. Devo riconoscere che negli Stati Uniti, come pure in alcuni paesi europei quali la Germania, si hanno a disposizione diversi servizi di buona qualità e di supporto per le neomamme. In questo modo si riesce a mantenere l'attività, comunque produttiva o perlomeno non limitata fortemente dalla presenza dei figli.

E nel nostro Paese?

In Italia la vita si complica perché la struttura non è ancora pronta a istituire sistemi di supporto e di aiuto per le neomamme durante il periodo dell'allattamento. Purtroppo, è parte del sistema attuale dare una grande responsabilità alla donna nella gestione pratica dei figli, mentre al padre viene affidato per la maggior parte il compito del supporto economico. Questa cultura ha sicuramente un peso nella tua produttività al lavoro, sia essa in termini di idee, che di progetti. Però, quello che ho visto e provato in prima persona è che, dopo il periodo dell'allattamento, la donna attraversa un periodo di rinascita e riesce a raggiungere la stessa produttività nella metà del tempo, recuperando in parte il terreno “perduto” con la gravidanza... È una fase di esplosione dopo un periodo di intensità biologica che considero un privilegio straordinario della donna.

Il Massachusetts General Hospital ha istituito il Claflin Distinguished Scholars Awards a favore delle giovani dottoresse con figli: una borsa di studio di 30 mila dollari da sommare al normale stipendio. Basterebbero gli incentivi economici per migliorare le cose da noi?

Per come stanno adesso le cose, istituire delle borse di studio non è sufficiente. Abbiamo bisogno di strutture, ma soprattutto di una diversa mentalità, che non penalizzi la donna, ma ne permetta la sua completa valorizzazione che non può prescindere dai suoi figli. Nella mia esperienza ho trovato una forte solidarietà tra le donne che facevano il mio stesso lavoro. Ad esempio, ricordo che negli Stati Uniti tra le ricercatrici convocate per riunioni scientifiche a livello federale, unendo le nostri voci, siamo riuscite ad ottenere di non fissare riunioni il sabato e la domenica, né il venerdì pomeriggio: davamo la nostra disponibilità a qualsiasi ora del giorno e della notte durante la settimana, ma il fine settimana doveva essere sacro ed esclusivo per la nostra vita extra-lavorativa. Queste sono piccole cose non scritte, ma che considero delle piccole conquiste delle donne per garantirsi una vita compatibile con gli affetti. Più donne andranno a contribuire in posizione di “potere”, di condivisione e pianificazione programmazione, più sarà facile fare accettare queste esigenze...

Si parla spesso di medicina di genere quale studio delle differenze tra uomini e donne dei fattori determinanti la salute e il carico di malattia. Ma questa branca richiama pure l'attenzione sulle differenze di genere nel prestare le cure. Lei che ne pensa?

Per quanto riguarda la somministrazione delle cure sono stati condotti diversi studi che hanno evidenziato un significativo differenziale tra i due generi. Nelle malattie cardiovascolari si è riscontrato che l'uomo ha una frequenza di eventi cardiovascolari maggiori della donna, specialmente nelle fasce di età precedenti alla menopausa, ma le donne, una volta colpite dall’evento cardiovascolare, hanno una maggiore probabilità di morire. Ad oggi non si è ancora capito se questa discrepanza è dovuta a fenomeni sociali oppure biologici. Una prima ipotesi che era stata fatta indicava una diversa qualità di accesso ai servizi: sembrava che le donne arrivassero più tardi al Pronto soccorso rispetto agli uomini e di conseguenza gli interventi diretti sull'evento cardiocircolatorio avessero acquisito quel ritardo tale da renderli meno efficaci. Altri studi hanno messo in evidenza il peso che può avere il differente approccio tra i due sessi nella descrizione dei sintomi.

È interessante questa osservazione...

Si è visto che l'uomo infartuato indica precisamente il dolore al petto e subito vengono attuati i presidi utili alla diagnosi e, quindi, alla terapia d'urgenza. Nelle donne la descrizione è dedicata a fattori non direttamente coinvolti, dando una descrizione meno chiara e focalizzata: un modo di raccontare e di rappresentare tipicamente femminile! Di conseguenza, l'atteggiamento del clinico nei confronti della donna viene orientato verso l'infarto del miocardio, ma anche verso altre possibili diagnosi che nell'insieme generano ritardo nella diagnosi correlabile alla maggiore mortalità, alla quale contribuiscono sicuramente anche altri fattori biologici e fisiologici. È interessante osservare un diverso modo di fare la diagnosi e una diversa attitudine nei confronti della donna che non è imputabile a una discriminazione a priori, ma al diverso modo di porsi davanti ai sintomi.

La medicina di genere estesa alla dimensione del counselling potrebbe servire per superare parte delle discriminazioni di genere?

Certamente. Studi sulla salute di genere prodotti recentemente in Spagna suggeriscono la possibilità di superare queste differenze una volta riconosciute.

Ma questi studi stanno per essere trasferiti nella pratica medica?

Siamo nella fase di impostazione del lavoro. Ad esempio, al Regina Elena stiamo lavorando a un progetto sulla donna come partecipante di screening e sulla donna come persona al centro della osservazione, sia diagnostica che clinica. Il progetto è ancora in fase di stesura e installazione; permetterà alle donne di afferire al nostro Istituto per svolgere una serie di test preventivi in un solo giorno (pap test, mammografia, densità ossea). La nostra intenzione è quella di ascoltare le partecipanti e di cercare di valutare, con il supporto di strumenti disponibili nell'ambito clinico, la possibilità di includere valori e preferenze delle partecipanti riguardo a potenziali programmi e terapie che riguardano la loro vita futura.

Questo progetto sembra in linea con le politiche per le pari opportunità che rappresentano una priorità per l'attuale Ministro della salute Livia Turco. Si può parlare di pari opportunità nell'accesso ai servizi sanitari e alle cure appropriate nel nostro Paese?

Non abbiamo dati che dimostrino una marcata disuguaglianza di genere nell'accesso alle cure in tutto il nostro Paese, ma sicuramente esiste un significativo differenziale Nord/Sud. In tutti i programmi, il Ministro Livia Turco ha portato in primo piano problemi che riguardano il differenziale femminile, ma sopratutto il differenziale Nord/Sud, che ai nostri giorni è inaccettabile. Se solo riuscissimo a garantire un uguale accesso diagnostico e terapeutico alle donne del Sud e del Nord, supereremmo una grave ed ingiusta disuguaglianza...

Paola Muti ha guadagnato a pieni voti il posto di direttore dell'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena IRCCS, dopo venticinque anni di un'intensa attività di ricerca epidemiologica in ambito oncologico e sullo sviluppo di banche biologiche per la raccolta e la conservazione di campioni biologici. Ha condotto una brillante carriera accademica negli Stati Uniti – insegna Advanced Cancer Epidemiology alla Harvard University - senza rinunciare alla sfera femminile della maternità. Paola Muti è madre di Greta e Giovanna. Ama leggere e andare per mare.

Per gentile concessione Il Pensiero Scientifico Editore

05 marzo 2007

Parto fisiologico e non medicalizzato: è nata la prima bambina alla Margherita

a cura di Roberta Rezoalli
Ufficio Stampa DIMI di Area Vasta - Firenze


Firenze
- E' nata alle 9,24 di questa mattina la prima bambina venuta alla luce al Centro Nascita Margherita, un progetto fortemente sostenuto dall'Assessorato Diritto alla salute della Regione Toscana. La piccina che si chiama Chiara, figlia di una coppia di fiorentini, è il frutto del primo parto fisiologico non medicalizzato. Un approccio estremamente umano e innovativo che ridà all'evento parto la sua funzione naturale ma in un contesto di totale sicurezza per la mamma e il neonato.

La struttura fiorentina si pone all'avanguardia non solo a livello italiano ma anche europeo. La bambina ha trascorso ogni ora della sua prima esperienza di vita con la mamma, in un rapporto profondo e intimo.

"E' davvero una bellissima notizia - dice l'assessore per il diritto alla salute Enrico Rossi - Penso che al di là di tutti i numeri, le statistiche, gli standard, il fatto di riuscire ad accogliere con calore e in sicurezza una nuova vita sia ogni volta per il nostro servizio sanitario e per tutta la comunità un traguardo importante ed emozionante. In Toscana succede tutti i giorni nei nostri punti nascita. Ora anche la Margherita si aggiunge con valori e prestazioni nuove e avanzate a questa rete, che assicura la naturalità della nascita e insieme sicurezza e competenza sanitaria".

"Esprimo soddisfazione per il felice evento - dice il professor Gianfranco Gensini Preside della Facoltà di Medicina dell'Università di Firenze -. Questa attività si colloca in una posizione particolare, a garanzia della naturalità, nell'ambito della protezione offerta da una grande struttura. Protezione da attivarsi in caso di necessità ma nello specifico con tutte le competenze che questo settore può offrire.

Grazie alla capacità di cooperazione fra le diverse professionalità che rappresentano gli attori di questa iniziativa, si è creato un modello originale pienamente rispondente alle esigenze della donna, del nascituro e più in generale dei cittadini che condividono un momento, quello del parto, che rappresenta per tutti una meravigliosa realtà". Felice il professor Gianfranco Scarselli, direttore del Daimi (Dipartimento Attività Integrate Materno Infantile) dell'AOU Careggi, il quale sottolinea come l'esperienza che si sta avviando alla Margherita sia patrimonio comune di tutta l'Area metropolitana fiorentina."

Questa struttura è dentro l'Azienda Ospedaliero Universitaria di Careggi ma si protende a tutto il territorio - ricorda il professore -. E' fondamentale la collaborazione con tutte le aziende e le realtà che operano in Area Vasta, al fine di assicurare una continuità assistenziale alla mamma e al bambino. La Margherita apre un processo culturale importantissimo non solo per l'area fiorentina ma per la Toscana".

Il professor Mauro Marchionne, direttore della seconda UO Ginecologica di Careggi ribadisce come "sia il personale della Maternità di Careggi, sia quello della Margherita condividano lo stesso elevatissimo livello di professionalità. Un feeling che assicura un percorso di estrema sicurezza al neonato e alla mamma". Infine Paolo Morello, Direttore del DIMI (Dipartimento Interaziendale Materno Infantile) oltre a esprimere soddisfazione per il felice evento, ricorda il coraggio, la perseveranza e l'impegno che tutti hanno messo in questo progetto. "Una struttura - afferma il dottor Morello - che in virtù della Scuola di specializzazione offre una straordinaria possibilità di formazione alla figura di ostetrico ginecologico. Auspico infine una sempre più stretta collaborazione con il territorio"

Link correlati:
La Sanità a Firenze
Diagnosi prenatale al Careggi di Firenze
Guida alla gravidanza

14 febbraio 2007

Public Citizen ha chiesto il ritiro dal commercio dei contraccettivi a base di Desogestrel

A cura della Redazione di Vitadidonna.it

Public Citizen ha chiesto all’FDA ( Food and Drug Administration ) di ritirare dal commercio gli anticoncezionali di terza generazione per il rischio di trombosi. Negli Stati Uniti, i contraccettivi a base di Desogestrel sono: Mircette, Kariva, Velivet, Apri-28, Reclipsen, Desogen, Cyclessa e Ortho-Cept.

Le donne che assumono pillole contraccettive a base di Desogestrel presentano un rischio doppio di sviluppare coaguli ematici, soprattutto alle gambe, rispetto agli altri contraccettivi. Desogestrel è un progestinico, ritenuto possedere una minore androgenicità.

Studi clinici effettuati negli anni 90 avrebbero dimostrato una maggiore incidenza di rischio di trombosi venosa, e la stessa FDA nel 1995 avrebbe riconosciuto il rischio.

In Italia, il contraccettivo progestinico orale contenente Desogestrel è venduto con il nome di Cerazette.
Il Dosegestrel è la componente progestinica di diversi contraccettivi ormonali combinati: Mercilon, Planum, Practil 21, Securgin, Dueva, Gracial.

Fonte: Public Citizen, 2007

12 febbraio 2007

Gratis alle dodicenni l'anti-HPV

a cura della Redazione di Vitadidonna.it

L'Aifa ha autorizzato la vendita del vaccino quadrivalente contro il Papillomavirus (Gardasil, commercializzato da Sanofi, Pasteur Aventis e da Merck), stabilendo che la somministrazione sia gratuita per le dodicenni.

Capace di prevenire il cervicocarcinoma, di cui l'Hpv è principale responsabile, il vaccino è stato classificato in classe H-RR, ovvero può essere dato gratuitamente dalle strutture pubbliche alla coorte di popolazione che maggiormente ne può beneficiare (ragazze dodicenni), ma sarà disponibile a pagamento in farmacia.

Soddisfatto il ministro della salute Livia Turco, che ha sempre auspicato il provvedimento:"Esprimo pieno apprezzamento per la decisione assunta dall'Aifa che fa dell'Italia il primo Paese europeo ad aver adottato una strategia vaccinale pubblica contro il Papillomavirus, responsabile del tumore della cervice uterina che, ancora oggi, causa ogni anno oltre mille morti". "La decisione - dice il ministro - è in linea con i pareri scientifici già formulati dalla Commissione tecnica Aifa e dal Consiglio Superiore di Sanità ".

09 febbraio 2007

Turco, per ddl parto senza dolore ci sono fondi

a cura della Redazione di Vitadidonna.it

Ministero Salute
Il disegno di legge che punta a garantire in Italia un parto senza dolore a tutte le donne, grazie all'anestesia epidurale, "ha la necessaria 'copertura' economica. Le risorse sono previste all'interno della Finanziaria, che stanzia per le Regioni fondi per gli obiettivi di piano. E fra questi c'è anche il piano materno-infantile. Stiamo dunque lavorando per inserire l'epidurale nei livelli essenziali di assistenza (Lea). Il soldi ci sono, ma il problema di tante politiche è che bisogna spenderli bene e in tempo utile". Lo ha detto il ministro della Salute Livia Turco, parlando a margine di una conferenza, ieri a Roma, dedicata a progetti per la salute nel Mediterraneo e nel Medio Oriente. Il ministro, rispondendo ai cronisti sul ddl per il parto indolore, all'esame della Commissione Affari sociali della Camera, ha dunque garantito che c'è la necessaria copertura finanziaria.

Link attinenti:
Epidurale, di cosa si tratta?

Hiv: tricomoniasi aumenta il rischio di infezione

A cura della Redazione di Vitadidonna.it

Malattie infettive
Le donne con tricomoniasi presentano un aumento del 50 percento del rischio di acquisire infezione da Hiv rispetto a quelle che non presentano questa comune infezione a trasmissione sessuale. Il presente studio è il primo a dimostrare una correlazione fra Trichomonas vaginalis ed infezione da Hiv. La tricomoniasi comporta emorragie mucosali che potrebbero fornire una via fisica per l'infezione da Hiv, e rende anche la donna maggiormente esposta alla vaginosi batterica o alla formazione di una flora batterica vaginale anomala permanente. Interventi volti a prevenire e trattare la tricomoniasi ed a migliorare la salute vaginale in genere potrebbero fornire importanti metodi controllati dalla donna stessa per la riduzione del rischio della trasmissione dell'Hiv-1. (J Infect Dis 2007; 195: 698-702)

11 gennaio 2007

Pesante come una libellula

Un libro di Antonella Pandini


Terzo libro per la collana Strettamente Personale, che raccoglie storie che raccontano vicende paradigmatiche del mondo giovanile, con un linguaggio in cui gli adolescenti possano riconoscersi.
La collana, oltre alla forma diaristica, prevede un contatto diretto con la realtà e con il tessuto sociale, in collaborazione con l'associazionismo più vicino agli adolescenti. Il tema di questo libro di A. Pandini è l'anoressia.

Angela è una ragazza di 15 anni che non si ama. Si sente brutta perché si vede grassa, "pesante come un tricheco", scrive nel suo diario. Il rapporto con i genitori è pressoché nullo; il padre è un avvocato ed è sempre al lavoro, Angela lo vede poco e quando si incontrano in casa sembrano due estranei.

Con la madre ha un rapporto conflittuale: lei è una giornalista, una donna sicura di sé, sempre perfetta, sempre bella. E Angela vive il rapporto con la madre come se fosse una rivale che non riesce a eguagliare. Inizia a odiare il suo corpo. Il suo chiodo fisso diventa la bilanciaŠ.
Attraverso le pagine del suo diario Angela svela la sua solitudine e la sua grande paura di non essere accettata, paura comune a tanti ragazzi della sua età. Il suo corpo diventa un bersaglio dove scaricare le colpe di un'inquietudine che non riesce ad affrontare. La difficile ricerca dell'identità passa anche per l'anoressia.
L'associazione ABA ha un fitto contatto con i giovanissimi su questi problemi di natura psicologica e non poteva che essere l'ABA di Fabiola De Clercq la partner di questo testo.
A cura della Redazione di Vitadidonna.it

Link attinenti:
Anoressia
I centri per i disturbi alimentari

02 gennaio 2007

Oltre Il Chador: Iran in Bianco e nero

Un libro di Marcella Croce
Chador, imam e harem: tre parole chiave per capire l'Iran di oggi, Paese che è passato dal regime filo-occidentale dello Scià a quello della rivoluzione di Khomeini, che ha imposto una repubblica fondata sulla teocrazia islamica.

Oggi l'Iran è sotto gli occhi del mondo per le molte tensioni politiche di cui è oggetto dentro e fuori dai propri confini e in particolare per la corsa al riarmo nucleare. Per due anni, Marcella Croce ha osservato con attenzione l'Iran, Paese sul quale in realtà si continua a essere molto disinformati, raccogliendo notizie di prima mano nel vasto territorio ancora ignoto che si stende "oltre il chador".

Come si sopravvive nella repubblica islamica? E piuttosto semplice: anche i musulmani ferventi (persino molti mullah) non amano affatto le imposizioni governative e scavano un abisso più o meno profondo fra il mondo della propria famiglia e la vita pubblica esterna, dove regna l'opportunismo.

Le donne più spregiudicate vanno a vedere i defilé di moda, sono ben truccate, e hanno solo uno straccetto in testa; le più tradizionali indossano il chador nero più integrale, e le studentesse di ogni tipo di scuola o università sono obbligate ad andare in giro vestite come suore.

Ogni episodio della vita è stato per l'autrice occasione per imparare a riconoscere le caratteristiche essenziali di questa splendida cultura, ma anche le aberrazioni della repubblica islamica che tiene vigili i Paesi dell'Occidente con le sue minacce.
Oltre il Chador: Iran in Bianco e Nero, Editrice Medusa 2006

13 giugno 2006

Quando le donne hanno la luna. Credenze e tabù

donne“Prima o poi tutte le ragazze cadono dalle scale” inizia così Quando le donne hanno la luna. Credenze e tabù, l’ultimo libro dell’antropologa Gianfranca Ranisio edito da Baldini Castoldi Dalai (16 euro, 214 pagine) e da pochi giorni nelle librerie italiane.In questo libro l’autrice intende partire dalla tesi secondo la quale la medicalizzazione rappresenta una delle forme di controllo del corpo femminile presente nelle società occidentali.
Gianfranca Ranisio si chiede se e in che modo questa prospettiva di medicalizzazione si stia estendendo alle tappe fisiologiche che contraddistinguono la vita delle donne, dal menarca alla menopausa. Infatti ciò che in passato veniva lasciato alla gestione femminile, ciò che rinviava a una percezione del tempo diversa, con i suoi momenti permessi e vietati, oggi non esiste più: ad annullare disagi e sofferenze interviene il trattamento farmacologico. Queste fasi sono viste come una patologia da curare, perché sottraggono tempo al ritmo frenetico del quotidiano e mal si coniugano con i modelli che la società ci chiede di perseguire.

Il sangue della donna è carico di valenze simboliche, la sua sola presenza è percepita come elemento che caratterizza, struttura ed esalta la differenza sessuale, è esperienza a cui, in quanto donne, non si può sfuggire, costrizione ma anche attesa. La ripetitività dell’esperienza induce la donna a “sentire” acutamente il proprio corpo, a sentire la propria fisiologia e, nello stesso tempo, i processi psicologici da questa determinati. La periodicità di tipo ciclico delle mestruazioni istituisce uno stretto legame tra la vita femminile e la luna, che è il motivo che domina l’intreccio del testo; da tale legame derivano anche le credenze nell’influenza che si ritiene la luna eserciti sulla vita della donna, con l’alternarsi delle sue fasi.

Basandosi su racconti-testimonianza di donne e confrontando questi con le teorie antropologiche sull’argomento, l’autrice pone in evidenza il rapporto complesso presente nella vita delle donne tra l’esperienza vissuta, le rappresentazioni culturali e le storie che le descrivono. Emergono da queste testimonianze le dinamiche familiari e i rapporti tra le generazioni e, con queste, l’importanza delle linee di discendenza femminile, che sono anche linee di trasmissione di saperi e poteri.

Gianfranca Ranisio è docente di Antropologia Culturale presso l’Università di Napoli «Federico II». Si è occupata di pratiche, rituali e forme di devozione popolare, soprattutto nell’Italia meridionale. Ha indagato il significato simbolico e le rappresentazioni che accompagnano le tappe della vita femminile e in particolare ha studiato la scena antropologica del parto, facendone emergere pratiche e codici culturali. I suoi lavori si situano nel punto di intersezione tra l’antropologia culturale, l’analisi delle tradizioni folkloriche e i gender studies. Tra i suoi libri: Lo Spazio Sacro (1978); Il Paradiso folklorico. San Giuseppe nella tradizione popolare meridionale (1981); Il lupo mannaro. L’uomo, il lupo, il racconto (1984); Venire al mondo. Credenze, pratiche e rituali del parto (1996) e La città e il suo racconto (2003).
Delt@

Link divertenti:
Seriamente ridendo - Luciana Littizzetto
Guarda il film - Arcois TV

10 giugno 2006

L'assurdo 'maschio' politico

Prima l'insulto alla Ministra Rosy Bindi, poi l'attacco alla Senatrice Lidia Menapace. La volgarità politica degli uomini del centrodestra è intollerabile. Diciamo basta!

Non è più tollerabile che esponenti della cosiddetta “Casa delle Libertà” continuino a rilasciare dichiarazioni gravemente lesive della dignità della donna.
Un gruppo di donne della sinistra politicamente attiva chiede agli esponenti del Governo e alla Commissione di vigilanza sulle telecomunicazioni di richiamare l’attenzione sulle esternazioni di esponenti del centrodestra, che, anziché attenersi alle regole di una corretta dialettica politica, nelle dichiarazioni pubbliche riferite alle donne impegnate nel Governo e nel Parlamento si limitano ad insulti (caso Bindi) o a sciocche e retrive “vai a casa a fare la nonna” (caso La Russa-Menapace).
Si invitano quindi tutte le donne, consapevoli che la loro dignità non può essere ogni giorno calpestata e ridotta a oggetto di scherno, a firmare questo appello e altresì a mobilitarsi affinché queste manifestazioni di disprezzo e di arroganza da parte di una destra senza argomenti politici e culturali non siano più tollerate.

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